- 🚀 Il filing SEC mostra che SpaceX oggi è divisa in tre grandi business: aerospazio, telecomunicazioni satellitari e AI
- 🌍 Starlink è diventato il principale motore economico del gruppo, superando il business dei lanci spaziali
- 📉 Nonostante quasi 19 miliardi di ricavi nel 2025, la società continua a registrare perdite miliardarie per finanziare Starship e l’espansione AI
- 👨🚀 Elon Musk manterrà il controllo quasi assoluto della governance anche dopo la quotazione
- 💰 Secondo Aswath Damodaran, il valore teorico di SpaceX supera 1.200 miliardi di dollari, ma il mercato starebbe già prezzando uno scenario quasi perfetto
Per oltre vent’anni SpaceX è stata raccontata come la società che voleva rivoluzionare l’industria spaziale. Il filing depositato presso la SEC nel 2026 racconta però una storia molto diversa.
Leggendo il prospetto emerge chiaramente che Elon Musk non sta portando in Borsa soltanto una società che costruisce razzi. Sta cercando di quotare un ecosistema industriale che unisce accesso allo spazio, telecomunicazioni globali e intelligenza artificiale. È questo il motivo per cui il mercato sta iniziando a parlare di una delle IPO più grandi della storia moderna, con valutazioni potenziali comprese tra 1,5 e 2 trilioni di dollari.
SEC Filing Space Exploration Technologies Corp.
La prima sorpresa che emerge dal prospetto riguarda la composizione stessa del business. Nell’immaginario collettivo SpaceX coincide ancora con Falcon 9, con le missioni NASA e con i video dei razzi che rientrano autonomamente sulla piattaforma di atterraggio. In realtà oggi il business dei lanci rappresenta soltanto una parte della società.
Nel 2025 SpaceX ha generato circa 18,7 miliardi di dollari di ricavi complessivi, ma oltre il 60% del fatturato è arrivato da Starlink e dal segmento Connectivity. Questo significa che il vero motore economico del gruppo non è più lo spazio in senso stretto, bensì l’internet satellitare globale.
Il business aerospaziale tradizionale ha prodotto circa 4,1 miliardi di dollari di ricavi nel 2025. Questa divisione comprende Falcon 9, Falcon Heavy, Dragon, Crew Dragon e soprattutto Starship, che nel filing SEC viene descritta come la piattaforma centrale della strategia futura di Musk.
Starship non è presentata semplicemente come un nuovo razzo. È il progetto attorno al quale ruota l’intera visione industriale di SpaceX. Se dovesse funzionare secondo gli obiettivi dichiarati, permetterebbe di abbattere drasticamente il costo di accesso allo spazio, aumentare enormemente la capacità di lancio dei satelliti Starlink e aprire nuovi mercati legati all’economia orbitale, alle infrastrutture lunari e alle future missioni marziane.
Ma è anche il progetto che sta assorbendo più capitale e che espone la società ai rischi tecnologici maggiori.
Il filing mostra infatti una realtà molto diversa rispetto alla narrativa eroica spesso associata a SpaceX. Nonostante la crescita impressionante dei ricavi, la società continua a registrare perdite molto elevate. Nel 2025 la perdita netta è stata di circa 4,9 miliardi di dollari, mentre la perdita operativa si è attestata intorno ai 2,6 miliardi.
Queste perdite però non derivano da debolezza del business, ma dal fatto che SpaceX continua a comportarsi economicamente come una startup iper-aggressiva, pur avendo ormai dimensioni da colosso globale.
L’azienda sta infatti investendo simultaneamente in:
- espansione di Starlink;
- costruzione di nuovi satelliti;
- sviluppo di Starship;
- infrastrutture terrestri;
- data center AI;
- potenza computazionale per xAI.
Ed è proprio l’intelligenza artificiale a rappresentare la seconda grande trasformazione della società.
Nel filing SEC compare infatti una divisione AI che include xAI e Grok. Nel 2025 questo segmento ha generato circa 3,2 miliardi di dollari di ricavi, ma con perdite operative enormi dovute ai costi infrastrutturali necessari per competere con OpenAI, Google e Anthropic.
Questa parte del prospetto è particolarmente importante perché modifica completamente il modo in cui Wall Street guarda SpaceX. Senza AI, la società sarebbe valutata principalmente come:
- azienda aerospaziale;
- operatore telecom;
- contractor tecnologico.
Con xAI, invece, Musk sta cercando di costruire una narrativa molto più ampia, in cui satelliti, rete globale e modelli linguistici diventano parte dello stesso ecosistema industriale.
In pratica SpaceX sta cercando di controllare contemporaneamente:
- l’accesso fisico allo spazio;
- la distribuzione globale dei dati;
- la rete internet satellitare;
- e l’elaborazione AI.
È questa integrazione verticale a rendere l’azienda quasi impossibile da confrontare con altre società quotate.
Il filing SEC mostra anche quanto la crescita di SpaceX sia stata sostenuta non solo dal capitale privato, ma anche dai finanziamenti pubblici della NASA.
Dopo i fallimenti iniziali di Falcon 1, il contratto Commercial Resupply Services da circa 1,6 miliardi di dollari assegnato dalla NASA nel 2008 salvò letteralmente l’azienda dalla bancarotta. Successivamente sono arrivati:
- i contratti Commercial Crew;
- le missioni cargo ISS;
- i programmi Artemis;
- Human Landing System;
- e numerosi altri contratti governativi.
Secondo diverse stime, SpaceX ha ricevuto oltre 15 miliardi di dollari in contratti e programmi NASA negli ultimi anni.
Parallelamente, l’azienda ha raccolto più di 12 miliardi di dollari attraverso oltre trenta round di finanziamento privati, coinvolgendo investitori come Founders Fund, Andreessen Horowitz, Sequoia, Fidelity e Google.
Nonostante questa continua raccolta di capitale, Elon Musk mantiene ancora circa il 42% dell’equity e soprattutto quasi l’85% dei diritti di voto grazie alla struttura azionaria differenziata descritta nel prospetto.
Questo significa che, anche dopo la quotazione, SpaceX resterà sostanzialmente controllata dal suo fondatore.
Ed è qui che il confronto tra la narrativa del filing SEC e l’analisi di Aswath Damodaran diventa particolarmente interessante.
Nel prospetto SEC la storia raccontata da Musk è quella di una società destinata a costruire infrastrutture globali e nuovi mercati ancora inesistenti. Il documento lascia intendere che SpaceX non si limiti a voler dominare i lanci o l’internet satellitare, ma che punti a diventare una piattaforma fondamentale dell’economia futura, estendendo la propria presenza dall’orbita terrestre fino all’intelligenza artificiale distribuita.
Damodaran però legge questa narrativa con maggiore prudenza.
Secondo la sua analisi, il valore di SpaceX deriva da quattro componenti:
- il dominio nei lanci spaziali;
- la crescita di Starlink;
- il potenziale dell’AI;
- e soprattutto le cosiddette “future options”, cioè mercati che oggi non esistono ancora davvero ma che potrebbero nascere grazie all’evoluzione tecnologica della società.
Damodaran stima un valore intrinseco attorno a 1,22 trilioni di dollari, già enorme rispetto agli standard storici del mercato. Ma il punto centrale della sua analisi è che valutazioni comprese tra 1,5 e 2 trilioni significherebbero che gli investitori starebbero già pagando oggi uno scenario quasi perfetto.
In pratica il mercato starebbe scontando simultaneamente:
- il successo globale di Starlink;
- la piena operatività di Starship;
- la monetizzazione dell’AI;
- e la nascita di interi nuovi mercati spaziali.
Ed è probabilmente proprio questa la vera essenza della IPO di SpaceX.
Non sarà semplicemente la quotazione di una società tecnologica.
Sarà il tentativo di assegnare oggi un valore economico a una visione del futuro costruita quasi interamente attorno alla capacità di Elon Musk di trasformare progetti che sembrano fantascienza in infrastrutture industriali reali.

