Azioni in calo e Bond Yields ai massimi dal 2008

📉 Azionario sotto pressione – Settembre parte in negativo: futures S&P 500 a -0,5% e Nasdaq 100 a -0,9%, con tecnologia, semiconduttori e titoli legati all’AI tra i più penalizzati dal rialzo dei rendimenti.

📈 Bond sell-off globale – I rendimenti governativi mondiali raggiungono i livelli più alti dal 2008. Il Treasury USA a 10 anni sale sui massimi da gennaio 2025, il trentennale resta sopra il 5% e il decennale giapponese raggiunge il 3% per la prima volta dal 1996.

🏦 Tornano le scommesse sui rialzi dei tassi – Il mercato assegna circa il 70% di probabilità a un rialzo Fed già a settembre. Inflazione persistente, deficit pubblici elevati e crescente emissione di debito rafforzano lo scenario di tassi “higher for longer”.

🛢️ Brent sopra i 92 dollari – Le tensioni tra Stati Uniti e Iran e i timori di interruzioni dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz spingono il petrolio oltre $92, aumentando ulteriormente i rischi inflazionistici.

Mercati sotto pressione: il rialzo dei rendimenti torna a dominare lo scenario

Settembre si apre con un deciso ritorno dell’avversione al rischio sui mercati finanziari. L’azionario arretra, i rendimenti obbligazionari continuano a salire e il petrolio torna sopra livelli che potrebbero complicare ulteriormente il percorso di disinflazione delle principali economie.

Il movimento più importante arriva ancora una volta dal mercato obbligazionario. Il rendimento dell’indice Bloomberg sul debito governativo globale ha raggiunto il 3,72%, il livello più elevato dalla metà del 2008.

Negli Stati Uniti, il Treasury decennale è salito sui massimi da gennaio 2025, mentre il trentennale continua a scambiare sopra il 5%, registrando la permanenza più lunga oltre questa soglia dal 2006.

Il sell-off non è però limitato agli Stati Uniti. I rendimenti stanno aumentando anche nel Regno Unito, in Australia e soprattutto in Giappone, dove il decennale ha raggiunto il 3% per la prima volta dal 1996.

Le aspettative sui tassi cambiano rapidamente

Alla base del movimento c’è innanzitutto una significativa revisione delle aspettative sulla politica monetaria.

Dopo il messaggio più restrittivo arrivato da Jackson Hole, gli investitori stanno incorporando una traiettoria dei tassi ufficiali più elevata. Negli Stati Uniti, il mercato attribuisce ora circa il 70% di probabilità a un rialzo dei tassi già nella riunione di settembre.

La questione, tuttavia, va oltre la prossima decisione della Federal Reserve.

Gli investitori stanno iniziando a rivalutare il livello del cosiddetto tasso neutrale, ovvero il livello dei tassi compatibile nel lungo periodo con un’economia in equilibrio. Se questo livello fosse strutturalmente più elevato rispetto al passato, anche l’intera curva dei rendimenti dovrebbe adeguarsi verso l’alto.

Il petrolio riaccende il rischio inflazione

A complicare il quadro contribuisce il nuovo aumento delle quotazioni energetiche.

Le tensioni tra Stati Uniti e Iran e i timori di possibili interruzioni dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz hanno spinto il Brent oltre 92 dollari al barile.

Il movimento è particolarmente importante perché arriva in una fase nella quale le banche centrali stanno ancora cercando di riportare stabilmente l’inflazione verso i propri obiettivi.

Un periodo prolungato di prezzi energetici elevati potrebbe rallentare il processo di disinflazione e costringere le autorità monetarie a mantenere una politica restrittiva più a lungo del previsto.

Deficit e debito spingono verso l’alto i rendimenti

Dietro l’aumento dei rendimenti di lungo periodo non c’è però soltanto la politica monetaria.

Gli investitori stanno chiedendo una remunerazione crescente per detenere titoli di Stato a lunga scadenza anche a causa delle preoccupazioni relative agli elevati livelli di spesa pubblica e alle necessità di finanziamento dei governi.

Il fenomeno riguarda soprattutto Stati Uniti, Regno Unito e Giappone.

Una maggiore quantità di debito da collocare sul mercato significa infatti che, a parità di domanda, gli emittenti devono offrire rendimenti più elevati per attirare gli investitori.

Il boom dell’AI incontra il mercato obbligazionario

Un altro elemento sta emergendo con crescente forza: il costo finanziario della costruzione dell’infrastruttura globale necessaria allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Data center, semiconduttori, reti elettriche e infrastrutture tecnologiche richiedono investimenti enormi. Una parte di questi capitali viene finanziata attraverso nuovo debito corporate.

Il risultato è un aumento dell’offerta complessiva di obbligazioni proprio mentre anche i governi continuano ad avere importanti necessità di finanziamento.

Si crea così un interessante paradosso: lo stesso boom dell’AI che ha sostenuto il rally azionario contribuisce indirettamente anche alle pressioni sul mercato obbligazionario.

Perché il rialzo dei rendimenti colpisce soprattutto il Nasdaq

Il rialzo dei rendimenti rappresenta un problema particolarmente importante per i titoli growth.

Le valutazioni delle società tecnologiche incorporano infatti una quota significativa di utili attesi negli anni futuri. Quando i rendimenti obbligazionari aumentano, cresce anche il tasso utilizzato dagli investitori per attualizzare questi flussi di cassa.

Il loro valore presente diminuisce e, di conseguenza, le valutazioni diventano più difficili da sostenere.

Non sorprende quindi che i futures sul Nasdaq 100 perdano circa lo 0,9%, più del calo dello 0,5% dell’S&P 500.

Particolarmente esposti sono i semiconduttori e i titoli direttamente collegati al boom dell’intelligenza artificiale, che hanno rappresentato una parte importante della performance positiva dell’azionario americano durante l’anno.

Il vero rischio è lo scenario “higher for longer”

Il segnale proveniente dal mercato obbligazionario appare quindi sempre più chiaro.

Inflazione persistente, petrolio più caro, deficit pubblici elevati e crescente emissione di debito corporate stanno aumentando il rischio che tassi e rendimenti rimangano elevati più a lungo.

Per l’azionario il problema principale potrebbe quindi non essere un singolo rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve.

La variabile decisiva sarà capire dove si stabilizzeranno i rendimenti a lungo termine.

Se il Treasury decennale e soprattutto il trentennale dovessero consolidarsi sui livelli attuali o salire ulteriormente, la pressione sulle valutazioni azionarie potrebbe aumentare, soprattutto nei settori growth e technology.

Cosa monitorare nelle prossime sedute

🔎 Treasury USA a 10 e 30 anni – Un’ulteriore accelerazione dei rendimenti aumenterebbe la pressione sull’azionario.

🔎 Brent – Un consolidamento sopra $90 aumenterebbe i rischi di una nuova accelerazione dell’inflazione.

🔎 Aspettative Fed – Sarà fondamentale capire se il mercato continuerà ad aumentare la probabilità di un rialzo dei tassi a settembre.

🔎 Nasdaq e semiconduttori – Restano tra gli asset più sensibili a un ulteriore aumento dei rendimenti.

In sintesi, il mercato sta entrando in una fase nella quale il focus si sposta nuovamente dagli utili societari al costo del capitale. La domanda centrale per gli investitori diventa quindi: quanto in alto possono salire i rendimenti obbligazionari globali e per quanto tempo possono rimanere su questi livelli?